
Stamattina mentre viaggiavo
ho pensato che da un po' di tempo attraggo persone differenti da
quell'ugualismo a cui ero assoggettata per karma, credo. Qualcosa di simile.
Che poi mi veniva da pensare che erano tutti così ma per fortuna conoscevo qualcuno che era diverso ma che l'avevo attratto prima, quando ero meno alta e più immaginativa.
Ecco, forse è l'immaginazione che avevo cambiato, va a capire.
Però poi parlando con V* di questa cosa, mi è venuto in mente quello che diceva G. che
si attrae quello che si è, quindi molto probabilmente io ero
quell'ugualismo che non mi piaceva ma che avevo e se ce l'avevo era solo perchè io potessi capirlo, fino in fondo.
Adesso che l'ho capito e che lo so, dovrei incontrare un
diversismo. Mi completerebbe meglio, colmando le mie mancanze e sublimando alcune oggettive difficoltà.
Mi piacerebbe perchè un po' mi ero annoiata dei soliti discorsi e delle solite cose.
Rimaneggiate un po' per un fatto di personalizzazione in personalità, perchè in fondo l'ugualismo era per certi fatti-atti che poi scemavano come l'entusiasmo di quelle serate dove le aspettative sono esagerate e i capitomboli sono assicurati ma senza quel casché che potrebbe enfatizzare meglio l'illusione dentro una delusione. Di quando sai bene che le cose stanno in quel modo che non ti va, ma fai finta di niente e spalleggi mentre ancheggi, sculetti mentre alzi il morale con il crick della portabilità. A volte è più semplice, se è primavera ad esempio. Oppure se mille foglie gialle e rosse irrompono sotto un cielo grigio di un quasi inverno. Anche le neve andrebbe bene o il caldo dell'estate. Forse meglio un gin, una telefonata isterica di un amico stressato, due inviti a cena contemporanei tra loro, che accetterai per confonderti meglio e pensare meno.
Cioè fino a quando ti accorgi che oltre quel piccolo
patatrac che può capitare, c'è un'ampietà intorno che può ancora saziarti. Più di
chissà+che.
Scalza