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9 gennaio 2012

HB (come un lapis un pò spuntato)




Si tratta solo di ripartire e riconsiderare i termini che sparsi per casa se ne stanno a raccontarti di te, di quello che hai fatto, di quello che sei stato. A volte anche come non volevi o non potevi, ma comunque sempre nella realtà di quello che potresti raccontarti allo specchio, senza nessuno che sente, nessuno che vede. Anche di quelle rughe che non nascondi perché ti piace ricordare che hai vissuto già, abbastanza completamente, tutto quello che poteva arrivare fino a te, nei confini della pelle, a volte più profondamente. Nella vitalità di un cuore che non ha mai smesso di battere, soprattutto quando si trattava di cose pratiche e concrete come quegli abbracci che puoi raccogliere come i gomitoli di lana che il gatto sconfina per la casa, cercando il bando di una matassa che non c’è. Come quelle verità che inseguivo quando non sapevo che erano loro ad inseguire me, quindi era come scappare. Poi, un giorno che il fiume cantava più del solito e le nuvole erano sparpagliate nei cieli tra i raggi di sole e i sogni dimenticati di quelli che poi s’inventano brutte storie per dimenticarsi di quella delicatezza che possono avere solo le cose semplici e buone, mi sono fermata. C’era un airone che volava basso e un bambino che mi guardava. Oggi è più grande e io lo amo profondamente. Come amo me, innamorata della mia stranezza, del mio essere quello che sono, niente di più. Come amo chi mi ricorda la Vita, ogni giorno di più.
Per sempre, è tutto quello che ho. Rivoluzioni solari a parte.

Scalza

30 novembre 2009

Evidenziate improprietà


Ho scoperto delle cose.

1)Che non so avere dei fans. Bisogna essere capaci temo, dedicarci del tempo. Tipo firmare autografi, mandare fotografie accattivanti, omaggiare della propria presenza perchè se non ti presenti sei assente e se sei assente non puoi avere fans. Questa è un po' la triste verità. Diciamo che un po' fa male ma poi fa anche bene perchè in fondo se uno è nella Verità non può stare male per tanto tempo. Capire le cose è come fare una piccola malattia, perchè in fondo quella cosa non capita forse è come un virus che ti ammala il capire. Poi si guarisce e si sta meglio.

2)Che quando sono triste mi muovo automaticamente verso la certezza di un coccolamento anche se poi so che è un coccolamento temporalizzato. So gestire la temporalità e quindi forse è vero che il tempo non esiste ed è una condizione mentale perchè certe temporalizzazioni vanno bene sia alla mia mente che al mio cuore. Ma poi credo che sia una semplice questione di confini. Forse io non ho confini perchè non sono confinata. Dev'essere così.

3)Che preferisco usare le mie penne anche se quelle degli altri possono essere + belle della mia. C'è una forma di intimità nella penna degli altri che mi infastidisce, tipo che magari se la sono messa in bocca o forse l'hanno usata per fare i cretini mettendola nel buco dell'orecchio e girando per l'ufficio come se fossero dei mostri alienati cercando ilarità e raccogliendo righellate di chi è infastidito da queste scemenze. Come fa R* che prima o poi, se non la smette, gli farò avere l'invalidità permanente. E questa non è una minaccia. E' una promessa.

Scalza

27 marzo 2009

Parole giocate


La leggerezza aiuta a digerire (meglio).
Soprattutto certi fritti misti che cert-uni servono oliandoli tutto intorno come se servisse a non dare nell'occhio mentre te li sbattono in faccia. Al limite potrei, indefessamente, privarli dell'abitudine del consenso assenso.
Ma bisogna che qualcuno rifletta sul senso del mondo che scema, rivoltandosi sempre più in giù. Diciamo che è quel senso di obbligata responsabilità che mi va di ascoltare come se fosse musica per renderla più appetibile come una foglia di insalata. Al limite potrei usare certe amarezze come digestivi o forse eliminare alcune impersonali incertezze che s'aggirano in questi ambiti sospesi. Dove le parole citano fatti personali, sogni e riflessioni già evacuate dal senso nobile del contatto.
Resta la leggerezza, forse.

Scalza

4 dicembre 2008

E' un po' come rinascere [amare]



Diciamo che mi piace di più il modo che ho di sentire ora.
Sarà che sono diventata più grande e so ascoltarmi meglio o forse ho imparato, da quello che ho visto qua e là, e so che non c'è poi tanto da capire, in fondo.
E mentre tornavo a casa e fischiettavo per non sentire il freddo ho pensato a D*, ma non con il rapimento che sentivo quando aspettavo che mi chiamasse per dirmi quelle cose belle che poi sorridevo per sei ore e 17 minuti.
Ma neppure con quel nervoso che poi mi immaginavo di re-incontrarlo dopo X anni inguainata in una patina di splendore con quel gusto della rivincita che assaporavo mentre masticavo i cicles.
Ci ho pensato ricordandomi la realtà di quel giorno che siamo saliti sopra quel cucuzzolo e c'erano tutti gli alberi di tiglio in fiore e il cielo era mezzo azzurro e mezzo grigio perchè stava arrivando un temporale.
E mentre pioveva mi ha guardato negli occhi e mi ha raccontato di quelle frittelle che faceva sua nonna.
Voglio ricordarlo così.
Scalza


24 novembre 2008

A tout court




Si, mi ricordo di te, anche se eri diverso.
Più basso, meno grasso, con la maglietta sempre fuori dai jeans.
Certo, non sono cambiata per niente. Inseguo ancora gli aquiloni trasparenti che nel cielo si spostano quando gli uomini sognano come quando erano bambini. Ma non ci va tanto coraggio, sai?
Basta non dimenticarsi di quelle cose piccole che si possono tenere anche nelle tasche così, ogni tanto, li puoi toccare con le mani e sentire che sono veri e vivi.
Come quei biglietti che mi lasciavi qui e là.
Si, mi porto tutto appresso. E' un difetto che però mi piace e quindi non lo è [più].


Scalza

2 ottobre 2008

Il cacciatore uccide sempre (il) giocare




Sono in quella fase dove le canzoni parlano di me, anche se io a quei cantanti là le mie cose non le ho mai dette.

Ed è un peccato che in un periodo così brutto ci siano delle cose così belle.
O forse è una fortuna perchè così questo brutto che c'è non è tanto brutto perchè abbellizzato dalle cose carine. O forse è perchè ho scelto di divenire UNO, di essere nel campo e nel campo c'è il bello e il brutto che danzano insieme per insegnare a scegliere, ad essere, a vivere.

E a me, piace tanto vivere.

Scalza

variazione titolo su gentile segnalazione di Sblogged

3 settembre 2008

Cucù, c'est moi




"Se ti dico che non è possibile, non vuol dire che è impossibile".

E' in questo modo che ho fregato un sacco di uomini.

Mi capita ancora.

Scalza

20 agosto 2008

Respect


Oggi, mi leggevo, ho certizzato abbastanza.
Stasera, per effetto compensativo dovrei incertizzare ma non so se ne ho voglia.
E poi, se certizzassi un'incertezza, non sarebbe credibile.
Si lo so, c'è chi lo fa. Ma io voglio essere diversa, unica, in-superabile!



Scalza