13 aprile 2013
Sonno che ambula, dove va?
Aspetto una condizione che non sia condizionante anche se è circostante alla mie vicissitudini e non potrei, diversamente, agire senza conseguenza. Ma è quella conseguenza che può arrestare il flusso di emergenza con cui vorrei frenare la musica, il passo affrettato, la riflessione ripetuta per emergere nella sintetizzazione dei concetti e dilungarmi maggiormente nell'espressione dei miei sentimenti. Eliminando definitivamente la condizionale sull'esternare quello che sento quando cado, mi rialzo e volo. Verso la lunatica appartenenza alla volubile variazione dei volumi di sostanza pratica che favoriscono la perdita di socialità acquisite per errore di forma, ma nella consapevole ignoranza che da qualche parte esiste chi comprende i linguaggi artefatti per l'ardua sentenza che infiamma senza sfuggire.
Scalza
12 aprile 2013
Quando le stelle non parlano più
Che ne sapevo dell'umanità quando sono arrivata qui che anche adesso che ci sono, che ne so. Quante cose ho imparato, ascoltato, detto e insegnato. Per quel dovere di cronaca che si ripercuote in un desiderio di esserci un po' di più, soprattutto quando ti sembra che le notti non siano più le stesse perchè non vedi più quelle stelle che erano così belle dietro i vetri di una finestra di una casa piccola. Ma che odorava di buono, come certi abbracci, certi sogni che si fanno anche ad occhi aperti, quando tutto intorno si muove senza di te. Tu sei fermo a guardare il via vai, quelli che tornano e quelli che se ne vanno via. Dicendo cose che si capisce da sè, hanno il valore di momenti che poi s'infrangono e sparpagliano quel che resta dell'identità.
Che ne sapevo dell'umanità quando ho detto, fatto e pensato. Se l'avessi saputo, forse sarei rimasta a raccontare le mie storie in angoli di dimensioni che fragili restano appese al mondo come la rugiada su un filo d'erba che vorrebbe restare sempre così. In quel legame fatto di equilibri instabili come quelli che vivono in me.
Scalza sempre
4 aprile 2013
Mercy Bocù
Ci sono cose che non so ma forse il mio cuore le sa. Le sa già da tanto di quel tempo che forse non ero neppure io quella che sono ma era qualcun altro.
A volte siamo disposti a fare "chissà che" per realizzare che era meglio non fare praticamente niente. Niente e tutto sono la stessa cosa, visti da due angoli opposti dello stesso ring.
Meglio restare in mezzo a prendere e dare cazzotti, agli angoli ci stanno le sputacchiere.
Bisogna sfruttare l'illuminazione di quei rari momenti dove la crudeltà delle verità ti si pongono davanti come fanno quei bambini antipaticissimi che hanno il coraggio di dirti cose terribili che poi dimentichi perchè, fondamentalmente, era l'espressione che contava, non le parole.
L'espressione ti fa capire quando è arrivato il momento di scivolare nei recuperi di bozze salvate tre anni fa, di files persi nei cestini mai svuotati, di regali che forse ti hanno fatto ma non ricordi quando, dove e perchè non li hai aperti. Tutto serve, niente serve. Alla fine è sempre meglio il "qualcosa". Riconsideriamo i qualcosa per favore.
Mercy Bocù
Scalza Sempre
11 febbraio 2013
Epicamente
Se nessuno fosse qualcuno le cose sarebbero molto diverse ma è evidente che non è così.
Nessuno sta bene anche se non è qualcuno ma ci sono quelli che vorrebbero fargli credere che non è così perchè bisogna essere qualcuno per qualcun altro altrimenti che ci stai a fare qui?
Così un giorno nessuno prende il tram e comincia a salutare tutti con la mano che fa "ciao, ciao". Ma la gente guarda nessuno e pensa "sarà un po' ritardato questo qui". Certi sorridono per pietà, altri per deriderlo ma i più non hanno tempo da perdere con gli imbecilli.
Ma nessuno non è imbecille e ha capito tutto. Se fosse stato qualcuno sarebbero stati loro a fargli "ciao, ciao" e forse lui li avrebbe derisi, salutati per pietà o ignorati per mancanza di tempo per le persone stupide.
Per fortuna sono nessuno, pensa mentre torna a casa sua. Per questo nessuno è felice.
Scalza
10 febbraio 2013
Personalizzare autorelazionabilità
Ci sono quelli che devono contare fino a 10000000000 prima di parlare e quelli che non dovrebbero contare per niente perchè, trattenuti troppo, finiscono per implodere con quelle mille patos-logos che come le palline dei flipper prima o poi qualcosa beccano e fanno punti. Se fossero di sutura forse servirebbero a rimarginare meglio quei vecchi logori sanguinamenti lenti che un po' ti fanno morire senza darti possibilità di ricominciare. Ma spesso la sutura è quell'illusione alla quale ti adegui per poter meglio resistere a una lotta impari a cui vuoi sottoporti per punirti di ingenuità a cui non hai saputo resistere.
Che tanto non ti ha capito nessuno quando parlavi come se cantassi jazz sotto luci sparse di vecchi neon che nulla hanno a che fare con i nuovi LED.
Quando ti insegnano delle regole dovrebbero considerare che persona sei e darti il concetto adeguato per quel modo di pensare che hai e sei. Ma questo sarebbe considerare te e non la regola, il concetto, la formula, il ricordo. CIOE' riportare attenzione sul valore di quell'umanità che fa parte di ogni essere anche di quelli che sembrano essere alienati per quei pochi soldi che gli avranno dati a chi li ha presi.
Qualcuno l'ha fatto, l'ha già fatto. E nella contrapposizione di un risultato instabile continua a mantenere possesso su quella picccola somma, su quel piccolo dato di fatto sul quale si è incagliato come quando l'acqua si sparpaglia sopra uno scoglio e poi per ritrovarsi deve forse evaporare e ritornare ancora ad essere, potrei supporre questo.
Ma la supposizione non aiuta l'esternazione perchè sofferma troppe ipotesi plausibili nella possibilità di un respiro più lento, liberato dall'assillo di quello che è intorno disturba troppo la crescita di nuova specie di te. E' solo un istante che cogli e fermi nella voglia di restare ancora qui.
Scalza
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