Scalza
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5 novembre 2020
Buona fortuna
5 luglio 2015
Holly in my day
Io l'inglese non è che lo sopporto tanto ma alla fine lo uso come tante altre cosette che non sopporto ma alla fine sono là, che devi fare?
Scalza
16 giugno 2015
10 settembre 2013
Domani
Non so che dire, quando non sanno cosa dirmi. A parte il fatto che siamo nello stesso insieme ma di solito questa cosa non la dico perchè non mi capirebbero. Lo so perchè ci ho provato. Poi ho dovuto spiegare per due ore cosa intendevo dire. L'insiemistica non è tanto amata. Ma è colpa mia, se avessi parlato in maniera diversa, mi avrebbe capito. Mi bastava usare la legge dell'uguaglianza che nella circostanza si adatta bene. Perchè condivide il concetto con un'appartenenza omeopatica. Si lo so, si tratta di similitudine ma per la maggior parte degli esseri è meglio essere uguali che simili.
Non ho mai capito perchè.
Scalza
4 aprile 2013
Mercy Bocù
Ci sono cose che non so ma forse il mio cuore le sa. Le sa già da tanto di quel tempo che forse non ero neppure io quella che sono ma era qualcun altro.
A volte siamo disposti a fare "chissà che" per realizzare che era meglio non fare praticamente niente. Niente e tutto sono la stessa cosa, visti da due angoli opposti dello stesso ring.
Meglio restare in mezzo a prendere e dare cazzotti, agli angoli ci stanno le sputacchiere.
Bisogna sfruttare l'illuminazione di quei rari momenti dove la crudeltà delle verità ti si pongono davanti come fanno quei bambini antipaticissimi che hanno il coraggio di dirti cose terribili che poi dimentichi perchè, fondamentalmente, era l'espressione che contava, non le parole.
L'espressione ti fa capire quando è arrivato il momento di scivolare nei recuperi di bozze salvate tre anni fa, di files persi nei cestini mai svuotati, di regali che forse ti hanno fatto ma non ricordi quando, dove e perchè non li hai aperti. Tutto serve, niente serve. Alla fine è sempre meglio il "qualcosa". Riconsideriamo i qualcosa per favore.
Mercy Bocù
Scalza Sempre
30 agosto 2012
Addizionabili per divisibilità
Certi giorni quando chiudo le imposte prima di dormire c'è F. che mi guarda dall'altra parte e vorrei salutare con la mano ma penso che sia meglio non farlo.
Mettiamo il caso che guarda oltre la mia esistenza e io ho frainteso, magari ci resto male perchè avevo pensato che gaurdava proprio me.
Certi giorni F. neppure c'è e quindi non ci penso affatto, chiudo le imposte e faccio entrare il gatto e poi mentre sono a letto penso che magari io non ho visto F. anche se c'era perchè non è che posso avere la vista a raggi X e vedere daperttutto. Io ho una vista normale che spesso è distratta dai pensieri che mi pensano direttamente così almeno risparmiano tempo e fatica. Per questo non riconosco sempre chi incontro. E di questo mi dispiace tanto.
Scalza
23 agosto 2012
to good to be true
Bisogna essere soffici come i cuscini che quando ti danno fastidio la notte li sposti a lato e poi te li tieni là sul fianco a dividerti da quello che pensi e quello che fai. Se fosse possibile lo farei e forse me ne andrei quando è il caso di andare e partirei quando è il caso di partire e tornerei quando è il momento di tornare. Tanto la vita è come un cerchio e tutto prima o poi ritorna a te. Come certi che non ti hanno dimenticato ma non sanno che troveranno un'altra di te perchè nel frattempo tu sei cambiata e quindi non ci sei più. Per cui quando tornano speri che siano cambiati anche loro, perchè quello che avevi visto lo sai già, non te lo sei dimenticato. E quando scopri che è tutto rimasto uguale, ti ricordi perchè sei andata via e via di nuovo te ne andrai.
Scalza
2 luglio 2012
RiprovarSi
Quando ho cambiato casa sono rimasta la stessa, non è che ho cambiato anche quello che avevo dentro. Però speravo di non trovare più quelle sensazioni sgradevoli che avevano condito certi modi di essere e di pensare e di fare e di capire. Invece, mi sono portata tutto dietro. Le cose che mi servivano erano negli scatoloni seppelliti dalla mia mancanza di voglia di aprire e disfare. Le cose che non mi servivano erano là a guardarmi noiose ed instabili come certi cieli mezzi estivi, come le mani di chi non vuoi, come gli sguardi di chi vorresti evaporato come l'acqua nelle pozzanghere.
Poi passa il tempo e gli scatoloni li apri, trovi di nuovo quello che ti serve e quando stai meglio è già ora di cambiare di nuovo casa. Non lo trovo giusto.
Scalza
12 giugno 2012
Alla libertà preferisco l'integrità strutturale di me
Non è cosi semplice cambiare se stessi ma è ancora più difficile cambiare qualcun altro. Eppure ci si prova sempre quando si decide che qualcuno è quello che vuoi o vorresti se fosse un po' un altro. Quindi sarebbe meglio cercare un altro. Per questo si perde la strada, non si sa più perchè.
Certe volte l'ho capito mentre lo facevo e poi mi è dispiaciuto ma poi dovevo andare, dovevo sempre andare. Poi mi sono fermata e ho capito.
Che nel cielo è normale che ci siano nuvole, che quando è sera i lampioni si accendono e se passi e si spengono poi se ripassi magari si riaccendono.Così puoi andare a dormire tranquillo, è tutto ok.
Sei ancora qui, qualcuno lo sa, tanti se lo sono dimenticati ma ormai la differenza non c'è più.
Scalza
24 aprile 2012
Ipotetici raziocini
Si
tratta di trovare il sistema. Il sistema per vincere ma anche per affrontare
una perdita, perché non puoi sempre vincere. Poi devi trovare un sistema per ridere.
Per piangere. Per aiutarti. Per abbandonarti. Per sostenerti e per fermarti.
Io
pensavo a un sistema di sistemi. Un multisistema che ti apre il programma che
serve. Però se capita che va in tilt è un bel casino perché in un certo senso
ti sistema e in fondo sistemati e un pò come dire ammazzati.Scalza
18 aprile 2012
Riportare interventi forse già prestabiliti ad hoc
Mentre guidavo mi ha chiamato P. ma non ho risposto.
Per due motivi.
Il primo riguarda i punti della patente, il secondo è più importante perchè riguarda i punti della Vita.
Alla fine mi manca poco e posso ritirare il super premio o il super sconto.
Sarei tentata dal premio ma visti i tempi che corrono potrei scegliere anche lo sconto.
La probabilità, visti gli andamenti, dovrebbe essere giugno o giù di là e come dice R., manca poco, ma a me sembra ancora troppo.
E' come quando sei quasi arrivato ma non ce la fai più e ti manca quella dannata curva che non ti fa vedere la linea del traguardo quindi non sei proprio sicuro che sei quasi arrivato. Se avessi quegli occhiali a raggi X come quelli che facevano la pubblicità su topolino quando ero piccola, forse trapasserei la curva e mi aggancerei al traguardo con lo sguardo.
Invece devo credere a R. l'ultima persona al mondo a cui darei credito e fiducia. Roba da pazzi.
Scalza
18 febbraio 2012
Faccia book
C'è gente sempre connessa. Io mi disconnetto abbastanza volentieri.
Poi ritorno ma sono io che decido quando. Quando quei momenti il mio cuore viaggia di più verso quei ricordi strani che compaiono come se volessero spiegarmi qualcosa che ancora non so. Forse solo perchè non l'ho mai voluto sapere.
Come quando le sorelle della mamma di R. rovistavano nel suo cassetto della biancheria e mentre tiravano fuori certe cose velate, dicevano che era una povera donna. Lei era appena morta e io non capivo perchè era povera ma ho immaginato che non fosse una questione di ricchezza.
Invece adesso la povertà c'è, se ti rubano il bancomat non è detto che ci ricavino qualcosa. Ma qualcosa ti hanno fatto quelli che hanno rubato anche dove non c'era niente, qualcosa c'è sempre. Anche quando il bancomat è vuoto e bloccare non servirebbe: lo fai per decenza, dignità, qui a ovest costa di più il tratteggio sociale che ti serve per restare in pista, fuori pista e al bordo pista. In qualsiasi punto stai, inutile che applichi il to move, non ti servirà a niente.
Io vorrei solo sognare ancora. Sognare di più. Sempre. Come un bimbo piccolo tra le braccia di una mamma che (qualche volta) è l'amore più bello che in questo mondo c'è.
Scalza
8 febbraio 2012
Memory card
Arriveranno altri tepori, sapori che mi ricorderanno tempi migliori e mi serviranno. Basta poco, ci sono sempre dei ricordi buoni, di quelle cose che sono servite a farti stare bene anche se dopo sono cambiate e mi hanno ferito, perchè volevano buttarmi giù per terra. Era un girotondo che avrei dovuto interrompere, forse è difficile capirlo prima, il mondo è rotondo che ne sai in fondo se sei o meno a girare intorno?
Meglio ricordare quando mi hanno fatto volare, ero in un'aria diversa, che andava su. Poi la gravità mi ha fatto scendere troppo in fretta. Come posso guardarti oggi, sapendo questo?
Meglio ricordare quando le foglie cadevano e sentivo il profumo dell'estate andare via. Ero felice anche se l'inverno non mi piace tanto. Per una volta l'ho amato più della primavera.
E' andata così, si tratta solo di mettere la giusta memory card.
Scalza
7 dicembre 2011
Beppe Brillo
A me l'inglese non piace tanto perchè una parola vuol dire tante cose, ma poi ho scoperto che anche in italiano certe parole vogliono dire più cose. Tipo che se uno brilla perchè è un po' illuminato (perchè servo degli illuminaNti) può anche darsi che si fa un bicchiere di troppo e quindi diventa brillo perchè ubriaco.
Fatto sta che nell'uno o altro caso la brilleria non è cosa buona ma ci tocca assumerla a dosi omeopatiche che non vuol dire che ci fa bene. L'omeopatia fa anche male, tutto fa bene e fa male. Anche l'ironia, le risate. Conosco persone che sono morte dal ridere, altre dal piangere. Che ne sappiamo qual è la strada giusta per sopravvivere? Certamente finchè lavoriamo e consumiamo producendo PIL con ciabatte nuove e pizza, siamo coperti dal sistema sanitario nazionale che può offrirci la salvezza. O sei di qua o là, l'importante è che ci sei. La salvezza te l'hanno data comunque, non è che sbagliano loro, al massimo tu. Che hai egregorato in andamenti errati (da errare come vagare) e se non sai cosa è un'egregora vattela a cercare. Come io cercherei un portaborse di un parlamentare per rubargli la borsa e poi cercare il parlamentare e dargli tante di quelle borsate addosso da mandarlo in ospedale e fargli provare il sistema sanitario nazionale, quello vero, non quello che usano loro. E quando esce lo aspetterei fuori con un mio amico, R. è abbastanza grosso per essermi amico e poi è coerente con un certo tipo di manualità discorsiva. Ecco, bisogna tornare ai discorsi manuali.
Altro che conferenze e scioperi. Una bella ricerca al parlamentare per riempire gli ospedali e curare la mente di questi uomini malati.
Tanto vale dire la verità, questo è quello che penso.
Se sei brillo di luce o di alcoliche prestazioni, dilla tutta fino in fondo e non se ne parli più.
Basta cordate in rete, parole in rete, discorsi in rete. Basta retate virtuali. Voglio quelle reali.
Scalza
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